L’anima del corpo: le emozioni

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Le emozioni e il corpo (parte 1)

Le emozioni primarie sono sette: la paura, la rabbia, la tristezza, l’accettazione, il disgusto, l’attesa e la sorpresa. Dalle combinazione di queste sette emozioni derivano tutte le altre.
Le emozioni sono state definite come delle reazioni affettive, in genere brevi ma intense, che insorgono all’improvviso in risposta a degli stimoli ambientali che per un qualunque motivo ci colpiscono.
La differenza che le contraddistingue dai sentimenti è che questi ultimi non dipendono da uno stimolo esterno ma dai nostri interessi, dai nostri valori, dalle influenze del nostro contesto culturale e persistono nel tempo, indipendentemente dalla presenza vicino a noi di ciò che ci attira.
L’emotività influenza il sistema nervoso centrale, modifica la biochimica del nostro cervello, indirizza l’azione delle nostre difese immunitarie e l’attivazione del sistema nervoso autonomo.
Paura, rabbia, attrazione, gelosia, tenerezza, si trasformano in atteggiamenti con cui affrontiamo la vita e cerchiamo di raggiungere dei risultati, cercando di evitare il dolore.
Il senso biologico delle emozioni consiste nel permetterci di valutare nell’immediato se uno stimolo ci sorprende, se ci piace oppure no, se può esserci utile o dannoso ed infine, se siamo in grado di affrontarlo o è meglio allontanarsi da esso. Le emozioni provocano una serie di reazioni a livello somatico, vegetativo e psichico: le risposte somatiche sono visibili, ad esempio, arrossire, tremare, sudare, respirare più velocemente, la pupilla può cambiare le sue dimensioni (miosi o midriasi)mentre le risposte vegetative, al contrario, possono essere misurate solo con apparecchiature speciali . Consistono in accelerazioni del battito cardiaco, aumento della pressione, alterazioni della salivazione, della secrezione da parte delle ghiandole, della conduttanza cutanea, etc.
Studi sempre più numerosi evidenziano l’importanza di riuscire a comunicare le proprie emozioni, sia verbalmente che attraverso la gestualità del corpo, il che sembrerebbe una cosa normale ma non è una cosa ovvia per tutti noi: l’incapacità nel farlo costituisce un vero e proprio disturbo, l’alessitimia, responsabile dell’origine di patologie psicosomatiche, tra i quali ansia, malattie della pelle, alcuni disturbi gastrointestinali, alcune forme di diabete, di asma, disturbi alimentari . Stiamo parlando di alterazioni della fisiologia del corpo in risposta ad uno stimolo psichico: questo è il campo della medicina psicosomatica.
Essa , nei suoi presupposti, si allontana alla tradizione meccanicistica e riduzionista della filosofia ottocentesca, che separava nettamente la vita psichica e la malattia, che era considerata sempre di origine organica, dovuta unicamente all’ alterazione di qualche funzione del corpo.
La psicosomatica afferma, invece, che la persona rappresenta un’inscindibile unità biologica, fatta di corpo e mente ( io aggiungo anche l’anima) e che i fattori psichici ed emotivi svolgano un ruolo determinante nello sviluppo delle malattie organiche. In questa ottica, ogni malessere di natura psicologica può avere una ripercussione a livello somatico, e che,viceversa, una malattia organica genera una perturbazione della sfera psicologica, più o meno grave.

Tutti conosciamo il senso di incompletezza, il disagio dell’impotenza, la caduta di sicurezza in se stessi che percepiamo quando abbiamo qualche problema fisico, ovviamente a vari livelli, a seconda dell’entità, della durata di questo squilibrio e di quanto ci impedisce di muoverci.
Il corpo si adatta fisicamente all’ambiente per mezzo di un sistema di comunicazione che sviluppa parallelamente dei modelli mentali di sé, degli altri e delle relazioni. La mente e il corpo crescono insieme, sulla base di un progetto unico, basato sui luoghi e sulle persone con cui cresciamo.

Con il tempo, alcuni modi personali di rispondere alle situazioni della vita diventano stabili e costanti , cosa che non è sempre un vantaggio. Così come certe abitudini professionali danno alla lunga dei disagi, come i calli alle mani vengono a chi usa un utensile da lavoro tutti i giorni, così anche i nostri atteggiamenti psicologici e le emozioni che proviamo quotidianamente lasciano segni nel corpo: nella postura, nel tono della voce, nel viso, oltre che agire, a livelli più profondi, su meccanismi fisiologici come il respiro, la digestione o la sessualità ( alcune delle discipline che aiutano in questa analisi sono, ad esempio, morfopsicologia, fisiognomica, bioenergetica, riflessologia).

Stiamo parlando del meccanismo della somatizzazione.
Somatizzare significa destinare al corpo un grande lavoro in più: la somatizzazione è la risposta alle emozioni forti, un modo per arginare le rappresentazioni mentali disturbanti, perché potremmo esserne psicologicamente sopraffatti o perchè in quel momento è “necessario” dedicarsi ad altro (come per esempio, continuare a lavorare in un ambiente difficile per problemi economici o mantenere un legame nonostante l’esistenza di un conflitto).

Nel caso di traumi violenti, fisici o psichici,dove la paura, il dolore , il senso di colpa, la vergogna,sono emozioni troppo forti per essere gestite dal sistema corticale, l’attivazione di circuiti nervosi vegetativi di sostegno è una cosa normale e ben nota agli psicoterapeuti. Il problema è quando il sistema rimane attivato anche in assenza del trauma che l’ha generato, per cui avremo delle risposte nel fisico ad un input psichico memorizzato che si riattiva nella vita quotidiana, anche in seguito a stimoli molto più lievi.

Nell’ attacco di panico i sintomi fisici sono molto evidenti: tachicardia, senso di nodo in gola, agitazione o blocco nell’azione, sudorazione, incoerenza nella coordinazione pensiero-movimento, etc. In realtà la risposta psichica che attiva la risposta fisica non è proporzionata ad eventi concreti riconoscibili nel presente. Spesso le persone sono tranquillamente al supermercato, o da sole in auto, o al cinema, o in vacanza…
La somatizzazione è , quindi, il meccanismo trasformativo che, a partire da specifici contenuti psichici, opera un cambiamento a livello somatico, attraverso il coinvolgimento dei sistemi endocrino ed immunitario.
Il meccanismo della “somatizzazione” può intendersi, di conseguenza, come il processo che è alla base del disturbo psicosomatico.
Alcuni autori hanno ipotizzato in questo tipo di manifestazioni la presenza di una iperattività dei sistemi nervosi parasimpatico e simpatico, iperstimolati e condotti ad un disfunzionamento cronicizzato, unitamente ad alcuni altri fattori predisponenti tra i quali:
• il terreno del soggetto ( costituzione, temperamento, diatesi)
• la “vulnerabilità d’organo” (cioè il fatto che ogni individuo può presentare un organo “bersaglio” sul quale vengono canalizzate di preferenza le tensioni interne)
• L’interazione con l’ ambiente esterno.
Somatizzare è normale, tutti in una certa misura somatizziamo, cioè viviamo nel corpo emozioni molto forti, ma per alcuni somatizzare diventa eccessivo e dannoso.
Se si somatizzano troppo a lungo le emozioni , si attivano i noti meccanismi dello stress con esaurimento della capacità di risposta e la comparsa di disfunzioni di vario genere:
• avere un nodo alla gola
• sentirsi soffocare
• sentirsi battere forte il cuore
• sentirsi cedere le gambe
• digrignare i denti
• mordersi le labbra